
A cosa serve e come praticare il perdono
14/03/2025Perfezionare l’attenzione per arrivare alla Centratura

Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo DISTRATTI.
Crediamo di essere presenti a noi stessi, di sapere cosa stiamo facendo, dove ci stiamo dirigendo, a cosa stiamo pensando…ma in realtà viaggiamo in modalità automatica.
Metti alla prova la tua attenzione
Fai quest’esperimento: la prossima volta che ti metti al volante concentrati ad accorgerti di quello che stai facendo, delle azioni che stai compiendo. Quanto tempo resisti prima di tornare a correre dietro ai tuoi pensieri? Guidi in maniera automatica mentre segui il filo delle tue riflessioni.
Quindi prova a mettere una suoneria sul tuo telefono che ti avvisi diciotto minuti dopo la tua partenza, fermati e prova a descrivere il tragitto che hai fatto. Ricorda quanti semafori hai trovato rossi e quanti verdi, i cartelloni pubblicitari lungo la strada, le vetrine dei negozi, i pedoni agli incroci, se c’erano dei cani o dei gatti lungo la strada. Ti accorgerai che è molto difficile dare le risposte perché eri distratto/a, non tanto da avere un incidente, ma abbastanza da non notare ciò che ti stava attorno. Ci distraiamo anche mentre qualcuno ci parla, e ce lo dimostra ogni volta che invece di continuare ad ascoltare interrompiamo l’interlocutore, non per interessarci a lui/lei, ma per inserirci nel discorso e raccontare di noi, senza permettergli di finire di parlare.
Manchiamo di attenzione ogni volta che siamo in coda la supermercato, alla posta, in un ufficio qualsiasi e ci perdiamo nella ridda dei nostri pensieri.
Perché è importante gestire l’attenzione e come farlo
La distrazione è lo strumento col quale evitiamo di entrare in contatto con la nostra parte più profonda. Quante volte diciamo “devo distrarmi” per uscire da una situazione sgradevole, anziché viverla fino in fondo e chiederci quale sia il significato di quella sofferenza? Come se non bastasse, la distrazione è uno strumento che porta con sé un altro grande svantaggio: è totalizzante, e rende inesistente tutto ciò che ci circonda.
L’alternativa che mettiamo in pratica per ovviare alla distrazione è la CONCENTRAZIONE.
Quando siamo concentrati puntiamo la nostra attenzione come un laser su ciò che ci siamo prefissati come oggetto d’interesse. Forse non siamo consapevoli che leggere un libro, seguire un film, giocare una partita a scacchi, ascoltare un dibattito, guardare la partita di pallavolo di nostro figlio è proprio una manifestazione di concentrazione. essere consapevoli di cos’è la concentrazione ci consente di dirigerla volontariamente verso un obiettivo: il respiro e/o la meditazione durante una lezione di Yin Yoga, lo studio, la lettura, la visione di film, la lista della spesa… La concentrazione è uno strumento utilissimo per la ragione, cioè per facilitare quei compiti che richiedono di attivare la parte sinistra del cervello. Posso concentrarmi per fare una tabella di calcolo, ma non posso concentrarmi per amare qualcuno.
Ma anche la concentrazione – come la distrazione – porta con sé lo svantaggio d’essere totalizzante e quindi rendere inesistente tutto ciò che ci circonda.
Il primo passo per uscire da qualsiasi situazione è accorgersi di ciò che si sta vivendo: soltanto dopo è possibile apportare delle variazioni. Essere consapevoli del fatto che l’alternanza di distrazione e concentrazione ci impedisce di compiere un salto qualitativo per accedere a uno stato superiore di coscienza sorge ci conduce a domandarci
“esiste uno stato in cui l’attenzione si focalizza, ma non è totalizzante?
Praticare l’attenzione cosciente
Se ripensiamo al test dell’attenzione al volante di cui ho parlato all’inizio dell’articolo, risulta evidente che, seppur in maniera automatica, stiamo facendo due cose ben distinte: guidare e pensare.
Inoltre se osserviamo attentamente le due azioni:
- una avviene fuori —> guidare
- l’altra avviene dentro —> pensare
In quell’esempio siamo degli automi, ma abbiamo la prova che possiamo contemporaneamente dirigere la nostra attenzione sia fuori che dentro di noi.
Se quest’attività avviene consapevolmente prende il nome di ATTENZIONE COSCIENTE:
- dentro —> ci concentriamo nella sensazione di essere vivi, ossia siamo in grado di volgere lo sguardo verso l’interno e di notare come ci fa sentire ciò a cui ci stiamo dedicando
- fuori —> allo stesso tempo continuiamo a svolgere la nostra attività accorgendoci di cosa stiamo facendo e senza cadere nell’automatismo
Proviamo a fare un altro esperimento, attivando l’attenzione cosciente mentre guardiamo la nostra serie preferita:
- dentro —> ci accorgiamo del nostro respiro, di come ci sentiamo fisicamente, di cosa proviamo emotivamente…
- fuori —> seguiamo la trama della vicenda, notiamo i colori dello schermo e quelli della stanza in cui siamo, percepiamo la temperatura dell’ambiente circostante, ci accorgiamo se entra qualcuno nella stanza…
Evolvere dall’attenzione alla Centratura
L’attenzione cosciente – ossia la capacità di accorgerci sia del dentro che del fuori porta in maniera equilibrata – conduce alla CENTRATURA. Essere centrati non significa essere felici, ma possedere lo strumento che permette di attraversare la vita sapendo di poter guardare sia dentro che fuori contemporaneamente. È la possibilità di sviluppare l’Osservazione di Sè, essere consapevoli di come ci muoviamo fuori e come stiamo dentro.
È facile? No. È possibile? Sì, con tanta pratica.
La centratura permette di sviluppare il RICORDO DI SÈ che indica la Presenza, l’Adesso, il Qui e l’Ora.
Mi farò aiutare dalle parole di Fabio Iacontino:
Il Ricordo di sé è uno stato di commozione cardiaca, che non può essere forzato, ma che letteralmente accade mentre siamo intenti ad Osservarci ed a sviluppare l’Attenzione Divisa. Non può essere compreso dalla mente – mi permetto di aggiungere che neppure può essere favorito o indirizzato – perché si colloca nel Regno del Cuore, le Emozioni Superiori (non il sentimento).
Ho parlato di questi temi anche nel post Sentire: sensi, sentimenti ed intuizioni, che ti invito a leggere se ti interessa approfondire l’argomento.
Allenando questa consapevolezza può capitare di arrivare talvolta a sentire che la differenza tra interno ed esterno si assottiglia tantissimo, senza arrivare a dissociarsi dalla materia, e che all’interno del petto si avverta la sensazione di essere vivi, provando una profondissima Gioia. Questo è lo stato della PURA ATTENZIONE: allora sarete nel puro Ricordo di Sé.
Grazie a Fabio Iacontino per i numerosi spunti, tra i quali il post I 4 stati dell’attenzione.
Se vuoi parlare con me di attenzione e centratura fissa un colloquio
Foto da Unsplash